In questo sito vengono utilizzati cookies tecnici necessari alla fruizione del sito stesso. Vengono inoltre utilizzati cookies di terze parti (google) per la raccolta di informazioni sulla fruzione del sito. Non vengono in alcun modo raccolte informazioni in grado identificare gli utenti. Le informazioni raccolte non vengono in alcun modo cedute ad altri soggetti.

>> storie
storie che si intrecciano -Don Giuseppe 3 [11/06/2019]

Storie che si intrecciano

 

Come ho già accennato ,  la casa del mio amico Gustavo, dove sto trascorrendo l’attuale periodo di malattia (per gliomatosi maligna), è diventata luogo di incontro e di intreccio di storie diverse.

Oltre mia sorella e i miei fratelli, sempre presentissimi e teneri, vengono a trovarmi e si incontrano qui alcune colleghe e colleghi dell’Università di Verona. Non pochi si rendono disponibili per accompagnarmi alle visite o semplicemente per fare una passeggiata oppure mi portano libri e prodotti che ritengono possano essermi utili (perfino creme terapeutiche e berretti). Con tutte/i intrattengo intense conversazioni. Vengono o si mantengono in contatto anche i colleghi e le colleghe dei servizi amministrativi dell’università. C’è in particolare un gruppo consistente di amici e amiche che si turnano per essere presenti a casa nelle ore in cui non ci sarebbe nessuno oltre a me. Potrei infatti soffrire di una crisi epilettica e mi è stato consigliato di evitare di rimanere a lungo da solo. Se a casa non c’è nessun altro, queste/i amiche/i si mettono d’accordo, vengono e spesso si fermano col loro computer per completare i loro lavori. Oppure portano qualcosa da mangiare o lo condividono. Semplicemente sono lì, presenti. Se Gustavo è via, si fermano anche a dormire. Per quanto riguarda la mia esperienza all’Università, mi viene da pensare che forse proprio in questo si rivelano i tratti di una cultura organizzativa attenta all’umano, che valorizza, anche all’interno delle istituzioni, il valore dei rapporti e resiste alla tentazione di considerare solo ciò che è tangibile e misurabile in termini di prestazione e risultato.

Ci sono poi le relazioni che sono state costruite attraverso progetti con vari enti e istituzioni, che pure consentono di alimentare anche rapporti significativi, che vanno oltre i progetti e portano ad esprimere una vicinanza personale autentica.

Per completare l’elenco dei volti delle persone che incontro, dovrei citarne molti altri: gli amici d’infanzia, alcuni compagni di scuola e di altre esperienze, a cui sono rimasto legato, così come gli amici e le amiche che si fanno sentire da ogni parte d’Italia e, potrei dire, del mondo. Mi hanno raggiunto nella casa di Gustavo, ciascuna/o con la propria storia, amiche/i e colleghe/i provenienti da Germania, Lituania, Austria, Inghilterra, Svizzera, Colombia, Brasile, Etiopia. Diversi sono venuti di persona. Anche il contatto con loro mi ha fatto enorme piacere, mi ha sollecitato a riprendere l’uso delle lingue (inglese, tedesco e spagnolo) e mi ha allargato gli orizzonti e il cuore.

Si sono fatti vivi, soprattutto per email e whatsapp, anche non pochi studenti e studentesse italiani e stranieri dell’università. Alcuni/e di loro li incontro quando riesco ad andare in dipartimento.

 

 

 

 

 

Ci sono poi i/le malati/e. Alcuni/e li conoscevo già prima di iniziare in prima persona questo percorso di malattia, altri/e li ho conosciuti/e nelle camere o nelle sale d’attesa dell’ospedale di Negrar. Sono comunque venuto a contatto con le loro storie (ad esempio la storia di un giovane ex-allievo dell’istituto Don Bosco, morto recentemente, la storia della mamma di un’infermiera di Negrar, scomparsa dopo un lungo e faticoso periodo di malattia, la storia di colleghi colpiti improvvisamente da malattie gravemente invalidanti, la storia di figli/e, parenti e amici anche loro colpiti da gravi malattie). Nei confronti del loro dolore mi sono scoperto più sensibile e vulnerabile di quanto mai ero stato prima. Infine, anche con alcune figure che lavorano all’ospedale di Negrar (medici, infermieri/e, operatori) si è costruito un rapporto profondo, quasi di amicizia.

Ci sono insomma persone che appartengono ai diversi mondi che abito, colleghi/e ed ex colleghi/e, religiosi/e, persone di tutti i tipi che si aprono e raccontano la propria vicenda personale, i rapporti con i/le loro compagni/e e i/le figli/e, i loro problemi, le loro preoccupazioni, le loro passioni e le loro aspirazioni. Ho tentato di abbozzarne sopra un elenco, che rimane inevitabilmente incompleto, ma si tratta davvero di una folla variegata. Non miro a completezza ed esaustività, voglio solo sottolineare come ognuna delle categorie indicate si leghi a volti e storie concrete, spesso tra loro differenti, talvolta convergenti. 

Ci sono persone appartenenti a diverse confessioni religiose o che abbracciano diverse concezioni della vita. Una collega, ad esempio, mi ha scritto così: “…pregare non posso, perché ho smesso di parlare con Dio anni fa, ma sei presente nelle mie meditazioni buddiste… Ti abbraccio forte, forte…”. Un’amica psicologa, non credente, dopo esserci venuta a trovare, ha scritto a Gustavo il seguente messaggio: “Carissimo […], grazie a te per questo incontro. Mi sono sentita in una casa intima. […] Oggi ho capito cosa significa ‘dov’è carità e amore, qui c’è Dio’. È questo che mi commuove nella vita”. Un altro amico, commentando i post di questo blog, ha scritto così: “Parli tanto di Dio, senza bisogno di citarlo”.

Ci sono poi persone di orientamento omosessuale, colleghi/e e non, alcuni/e dei/lle quali vivono in coppie stabili da parecchi anni, con cui nel tempo si sono costruiti rapporti di affetto, stima e amicizia.

Differenti sono i retroterra sociali e culturali: ci sono coloro che vivono una religiosità tradizionale, mi regalano oli e immagini sacre e attivano catene di preghiera, ci sono coloro che portano prodotti omeopatici e fiori di Bach ecc., e poi ci sono persone che alimentano la mia mente regalandomi saggi o libri di poesia. In ogni caso si attivano o mi vengono in vari modi espresse attenzione e vicinanza particolari. Qualche volta queste persone si incontrano e nascono relazioni tra loro. Speciali sono quelle che si sono instaurate tra un gruppo di colleghe, mia sorella e i miei fratelli: vere e proprie onde di affetto, che si propagano, si intersecano, si amplificano.

A casa di Gustavo sperimento insomma cose che non ho sperimentato nemmeno in trent’anni di appartenenza a una comunità religiosa: diversità riconciliate e spiritualità vissute intensamente che si incontrano con posizioni sostanzialmente atee ma aperte all’altro e alla dimensione misteriosa della vita. È bello vedere queste diversità che interagiscono e si fecondano tra loro.

Conversazione, attenzione all’altro, ascolto di sé e dell’altro spingono a coltivare il desiderio di fare. Cresce in me ad esempio il desiderio di aiutare, per quanto posso, chi mi ha sostituito in vari progetti di ricerca o di formazione e si confronta con me su ciò che sta realizzando. Nel fare questo, qualche volta provo un po’ di fatica ma vedo anche realizzarsi un ricco intreccio di storie e di azioni. Soprattutto sono colpito da come tutte/i aiutano tutte/i le/gli altre/i. Forse sarebbe successo in ogni caso, ma a me piace pensare a tutto questo anche come a qualcosa di connesso con l’esperienza o intensificato dall’esperienza che sto vivendo negli ultimi mesi.

Insomma, la sensazione prevalente è di non essere solo, ma connesso. Faccio l’esperienza che tutti condividiamo uno stesso impegno e una stessa vocazione umana, che gli uni sono spinti verso gli altri, che incontrare e incontrarsi sono aspetti fondamentali della vita. La casa di Gustavo diventa un crocevia in cui poter parlare e discutere di tutto, in cui potersi contaminare e crescere insieme, nello scambio di mondi e appartenenze aperte. Alla fine, nella mia storia, riconosco le tracce di tutte le altre e nella storia degli altri i segni della mia. Posso dire che il mio cuore sta assaporando in pace la gioia delle relazioni. In questo intreccio c’è qualcosa che va oltre le storie dei singoli e fa intravedere una trama ulteriore, una storia più grande, che agisce e si rivela proprio nelle connessioni.

 


::::::    Creato il : 11/06/2019 da Magarotto Roberto    ::::::    modificato il : 11/06/2019 da Magarotto Roberto    ::::::
Commenti (1)
#1 commento inserito da : Bellorio Gaetano il giorno : 15/06/2019 alle ore: 17.17

testo:


Ti ho letto, Beppe. Ed ho riconosciuto il Beppe che ho sempre conosciuto e incontrato. Forse un pelo più esplicito, ma solo un pelo, però. Gaetano
Commenta questo testo
Nome:
Cognome:
E-Mail:
IL TUO MESSAGGIO 
Codice di sicurezza verifica visuale
riporta i caratteri visualizzati nell'immagine